16.12.2020—31.01.2021

1000 spaces part I

Arte, Musica, Performance, Online

Edizione natalizia di performance online

 

Informazione

Biografie

Programma

Programme

Dates
16.12.2020
31.01.2021
Location
Online
Category
Arte, Musica, Performance
Information

Edizione natalizia di performance online

 

1000 Spaces. Un’edizione natalizia di performance online

1000 Spaces è il nome dell’edizione di quest’anno del programma pre-natalizio di musica e performance dell’Istituto Svizzero, che avrà luogo esclusivamente all’interno dello spazio virtuale. 1000 Spazi, dunque, 1000 spazi virtuali, reali o immaginari.
I mesi scorsi ci hanno indotto a percepire gli spazi in modo totalmente diverso. Mentre lo spazio pubblico è divenuto progressivamente meno accessibile, molte delle nostre attività si sono trasferite nello spazio privato. Qui abbiamo lavorato, mangiato, amato, sperato e dubitato. La finestra delle conferenze zoom e la videocamera del nostro computer hanno aperto lo sguardo su spazi talvolta intimi, talvolta costruiti. Seguendo la medesima tendenza con cui lo spazio reale si è allontanato, così si è approssimato quello virtuale, con tutte le sue promesse, non sempre mantenute. Anche in termini di lavoro artistico e curatoriale, siamo oggi forzati a ripensare le nostre pratiche.
1000 Spaces è una compilation di lavori performativi sviluppati specificatamente per lo spazio digitale, che a sua volta ci conduce dentro innumerevoli spazi e addirittura mondi, forse reali, forse immaginari.

Programma

16.12.2020
Benni Bosetto (vive e lavora a Milano)
Bit-Tuner (vive e lavora a Zurigo)
Caterina De Nicola (vive e lavora a Zurigo) – live jam session, in collaborazione con Czarnagora, su Megahex.fm, H21:00
Julie Monot (vive e lavora a Losanna)

 

La lezione di danza (2020), 12’ 09’’
Benni Bosetto usa disegno, performance o scultura per creare ambientazioni simili a display, spazi che oscillano tra la realtà e la finzione. Per l’evento digitale natalizio 1000 spaces ci conduce all’interno di una magnifica sala da ballo. Una severa insegnante di danza istruisce una giovane ballerina, introducendola ai passi e ai movimenti della danza classica. Ispirata dal film Die Klage der Kaiserin (The Complaint of an Empress, 1990), l’unico film realizzato da Pina Bausch, e dalla fiaba di Biancaneve, Benni Bosetto affronta i limiti del corpo umano e la discrepanza tra la fragile eleganza del balletto e il duro allenamento, caratterizzato da sudore e addirittura lacrime. Alla fine, una figura mascherata conquista il palco e ci mostra una serie di disegni – figure delle caverne di Lascaux, dipinti religiosi e cellule biologiche. La linearità della narrazione è ancora una volta interrotta e la nostra percezione dello spazio e dei corpi che vi si muovono scivola in un reame surreale.

Courtesy l’artista e ADA Roma
Video: Alberto Sansone
Composizione musicale: Vito Gatto
Performer: Elisabetta Bosetto, Virginia Romanielli Parisi, Benni Bosetto

Bit-Tuner meets Strobosphere (2020)
Bit-Tuner ci conduce in un club room, con colorate luci stroboscopiche. La composizione di quasi 30 minuti è anche una collaborazione, un dialogo con gli effetti di luce. Suono e illuminazione danno vita a uno spazio forse famigliare, rievocando ricordi di lunghe notti, una reminescenza del periodo che ha preceduto la pandemia. Bit-Tuner mixa ritmi, motivi sonori, campioni ritmici e suoni del sintetizzatore con rumori animali e stradali – file registrati ad Atene e al Cairo.

Music Performance, Audio Mix & Mastering: Bit-Tuner
Visual Art Director & Light Operator: strobosphere.lighting
Video Director & Edit: Pascal Hofer (yukuki.me)
Camera & Drone Operator: Benjamin Hofer (yukuki.me)
Recorded live at Fabriktheater @Rote Fabrik, Zürich, June 8, 2020

Biografie

Benni Bosetto (Milano, 1987), vive e lavora a Milano. Si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) e ha studiato al Sandberg Instituut, Amsterdam, NL.
Le mostre personali includono: 2020 – ADA, Roma, IT (in progetto); Almanac, Torino, IT. 2019 – Kunstraum, con Xenia Perek, curata da Giulia Civardi, Londra, UK. 2018 – Fonderia Battaglia, Milano, IT.
Le mostre collettive includono: 2020 – Quadriennale d’arte 2020, Palazzo delle Esposizioni, Roma, IT (in progetto); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, IT (in progetto); Galleria Civica di Trento, IT (in progetto). 2019 – Villa Medici, Roma, IT; Artissima Special Project, Torino; Horst – Asiat, Vilvoorde, BE. 2018 – OGR, performance, Torino, IT; MAMbo, Bologna, IT; Fondazione Baruchello, Roma, IT.
Le residenze includono: Fonderia Artistica Battaglia (Milano, 2018); VIR Via Farini, (Milano, 2014). Ha ricevuto il Premio Pollock-Krasner Foundation nel 2020, il Premio Fondazione Fiera Milano nel 2019 e il Premio Termoli nel 2018.

Nato e cresciuto a San Gallo (CH), Bit-Tuner (Marcel Gschwend, n. 1978), vive e lavora a Zurigo. Produce musica elettronica con computer, mpc, sintetizzatori, bassi, e innumerevoli altri attrezzi analogici. Ha una passione per i campioni di vecchi dischi e film, e ha esplorato l’ambito della registrazione. Bit-Tuner lavora con ritmi pesanti, suoni bassi e gonfi, atmosfere uggiose, melodie acide e portentosi paesaggi sonori. Il suo ambito musicale spazia dall’Hip Hop sperimentale all’Elettronica, dalla musica di basso a rumore, produzioni teatrali, fashion show e colonne sonore di cortometraggi. Il suo lavoro costante è ampiamente riconosciuto, e lo ha portato a essere nominato per il rinomato Swiss Music Prize nel 2015, al fianco di artisti come Bruno Spoerri, Joy Frempong (OY), Joke Lanz e Nik Bärtsch. Durante le sue energiche esibizioni, Bit-Tuner oscilla tra ritmi cupi, elettronica e techno, mentre unisce le sue tracce per divenire un oscuro, ma pur sempre euforico, mostro dei bassi. Dal vivo ha condiviso il palco tra gli altri con Kelpe, Jon Hopkins, Otto von Schirach, Ben Frost, Jimi Tenor, Modeselektor, Shackleton, Actress, The Haxan Cloak, e Zomby. Bit-Tuner ha collaborato con diversi artisti, come !Mediengruppe Bitnik, Audio88 & Yassin (Berlino), IOKOI (-OUS), Bleubird (Florida), Sensational (NYC) e Islam Chipsy (100Copies Music).

Caterina De Nicola è un’artista visuale e musicista nata a Ortona (IT) nel 1991, che al momento vive e lavora a Zurigo (CH). In quanto DJ e produttrice, è affiliata preminentemente all’etichetta musicale e collettivo Czarnagora, basato a Zurigo. Nella sua pratica ricorre a finzione, scrittura, investigazione del suono e design di oggetti per dare forma a schemi formali e discorsivi, sviluppando un’analisi relativa a simboli e motivi culturali, così come alla loro circolazione in un sistema culturale ampio. Dopo aver ottenuto un BA all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha preso parte allo CSAV alla Fondazione Antonio Ratti a Como. Nel 2018 ha ottenuto un MA all’ECAL di Losanna, e, dopo avere operato come organizzatrice di eventi e DJ insieme agli attori emergenti stimolando la scena locale, è stata invitata a prendere parte a Les Urbaines festival. Nel 2018 ha preso inoltre parte al programma di studio CASTRO a Roma. Nel 2020 ha vinto una residenza presso Cripta747 a Torino. Esibizioni mostre includono: FUORI, 17esima Quadriennale d’arte (Palazzo delle Esposizioni, Roma) 2020, Whispering Walls (Last Tango, Zurich), Sommer des Zögerns (Kunsthalle Zürich), Surgeons and Gluttons (Palazzina, Basel), Embarrassed and conciliatory, bored and noncommittally (Il Colorifcio, Milano), Café Spit (Galerie PCP, Parigi), Crisis of Glass Bell (TANK, Basilea), Capriccio 2000 (Fondazione Sandretto, Torino), Le ciel, l’eau, les dauphins, la vierge, les fics, le sang des nobles, l’ONU, l’Europe, les casques bleus, Facebook, Twitter (Forde, Ginevra), Bay Wetter (Wishing Well, Losanna), e Ending Explained (Le DOC, Parigi).

Julie Monot ha ottenuto un BA in Arti Visive alla HEAD di Ginevra (2017) e un MA in Arti Visive alla ECAL di Losanna (2019). La sua pratica artistica oscilla tra diversi medium, come performance, installazioni, sculture, video. La sua ricerca si focalizza soprattutto sulle zone borderline dell’esteriorità corporea e le sue modalità di rappresentazione. La nozione della figura è parte dei suoi interessi specifici, per le sue caratteristiche polisemiche e vigorose, ma soprattutto perché garantisce uno spazio figurativo e critico nelle nostre costruzioni sociali. Tutti gli accessori che permettono trasformazioni, come costumi, protesi, “mobilio” corporale e oggetti legati a questa pratica sono parte delle sue continue riflessioni.

A hole with a view
Per 1000 spaces l’artista e musicista Caterina De Nicola ha creato il nuovo lavoro A hole with a view.
Le quattro nuove tracce e il testo costituiscono la base per la jam session live su MEGAHEX.FM, insieme ad altri musicisti e performer che aggiungono suoni e voci. I passaggi cantati e letti raccontano di un incontro erotico carico di desiderio sessuale e si mescolano con i suoni generati dal computer, creati con morphing e con gli strumenti suonati dal vivo durante la jam session.

Performato con: Valentina Demicheli, Yesh, Dominic Michel, Ronja Varonier e Urban Zellweger

Jam session live, in collaborazione con Czarnagora, su Megahex.fm, H21:00

Aurore (2018) & Showmustgoon (2020)
Julie Monot presenta due lavori video per 1000 spaces, Aurore (2018) e Showmustgoon (2020). Aurore rappresenta l’enorme scultura di Milo Martin (1957) e la città di Losanna in movimento. La divinità romana, situata nel centro cittadino, si tramuta spesso in un parco giochi per i bambini. Il lavoro gioca con lo sfondo in movimento, che mostra una bambina che giace sulla testa della scultura come una parrucca vivente, e con le pesanti pennellate che colorano lentamente la scena, portando in vita l’immagine desaturata e creando spazi negli intersizi.
Nel suo nuovo lavoro Showmustgoon, Julie Monot si rivolge alle zone di confine dell’esteriorità corporea e alle sue modalità di rappresentazione. La proiezione è sovrapposta con nuove azioni come addizioni, trasformazioni, ripetizioni e gioca con le nozioni di scala e prospettiva. I suoi personaggi appartengono all’immaginario collettivo, sono personificati – spesso con oggetti e attributi mostruosi – e hanno un sapore surrealistico. La colonna sonora drammatica del lavoro, The Great Illusion (Jean Renoir, 1937) pacifica i movimenti all’interno dello spazio, trasmettendo nuove sfumature di senso.

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