18.03.2014

Studio di Caso: Miltos Manetas – Studio Roma 2014

Residenze, Roma

Studio Roma 2014

Programma

Introduzione

Dates
18.03.2014
Location
Roma
Category
Residenze
Information

Studio Roma 2014

PROGRAMMA

19 marzo
Istituto Svizzero di Roma – via Liguria 20

Alan Bogana
Alberi metaschermo
h 16:16
Istituto Svizzero di Roma
via Liguria 20

 

Priscilla Tea
Alberi metaschermo
h 17:17
Istituto Svizzero di Roma
via Liguria 20

 

Angelo Plessas
Websites and eternal internet brotherhood
h 19:19
Istituto Svizzero di Roma – Sala Conferenze
via Liguria 20

 

Mario Rossi
Web and CSS
h 04.30
On Line

 

20 marzo
Istituto Svizzero di Roma – via Ludovisi 48

Mike Calvert
Invisible piano
h 16:16
Istituto Svizzero di Roma
via Liguria 20

 

Amalia Ulman
Wrong Madonna
h 17:17
Istituto Svizzero di Roma
via Liguria 20

 

Griffin
Meeting with the invisible man
Preceduto da un reading
di Pascal Janovjak
h 5:55 PM
Istituto Svizzero di Roma – Biblioteca
via Liguria 20

 

Augustin Maurs
con la partecipazione di Domenico Billari e Benedetta Zucconi
Performance musicale per ÑEWPRESSIONISM
h 18:18
Istituto Svizzero di Roma
via Liguria 20

 

Jon Rafman
Rome’s projection
Arrangiamento musicale di Augustin Maurs
dalle 19:19 alle 21:21

ÑEWPRESSIONISM

Viviamo in un tempo di Metaschermi. Lo schermo (non i computer) e le reti digitali sono diventati un ulteriore livello della natura. Lo schermo è un oggetto che proietta, trasmette, traduce, ma al contempo concilia, isola e protegge. Lo schermo impedisce la vista della totalità, mostra solo una parte, un pezzo alla volta e non è in grado di restituirci l’intera “impressione”, la visione della “totalità”.

In altre parole, lo schermo non può trasmettere il senso completo del paesaggio, quel sentimento della natura che, invece, riusciamo a percepire immediatamente quando si tratta di alberi, fiumi o montagne; quando è sufficiente fermarsi e non far nient’altro che guardare, come accade all’uomo del famoso quadro di Caspar David Friedrich; quando l’essenza della natura, di quello che chiamiamo “mondo naturale”, è gratuita, non interattiva, aperta e pronta per essere catturata. Invece, quando si tratta delle reti le cose non sono così dirette, esattamente perché le reti sono raggiungibili soltanto attraverso lo schermo dei computer: quell’insopportabile trappola per gli occhi, quei muri tascabili non-invisibili.

E qui arriva la pittura. Qui arriva la rappresentazione in grado di salvarci.

In un mondo di Metaschermi, la rappresentazione dei luoghi infiniti di Internet – attraverso la pittura, le tecniche di stampa, la fotografia, il readymade -, degli scenari dei mondi molteplici dei videogiochi e della nuova popolazione irrefrenabile di avatars è il solo modo per poter guardare la natura nel suo insieme.

Dipingere le informazioni visive dei computer vuol dire tentare di catturarne l’intera essenza: natura tecnologica e naturale. Vuol dire tentare, ancora una volta, di raggiungere un “realismo più profondo” come fecero quei ragazzi a Parigi 150 anni fa. Qualcosa di nuovo che possa sembrare leggero, facile e non troppo concettuale a un primo sguardo. Qualcosa di “impressionistico”.