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LE CASELLE DI ANTON BRUHIN

23 10 - 12 12

'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
'Le caselle di Anton Bruhin'. Veduta della mostra all’Istituto Svizzero, Milano (23 ottobre - 12 dicembre 2015). Foto: Matteo Nazzari
L’Istituto Svizzero è lieto di presentare a Milano Le caselle di Anton Bruhin, a cura di Arthur Fink.

Anton Bruhin (nato nel 1949) inizia il suo percorso artistico nella Zurigo degli anni Sessanta realizzando happening, performance, e pubblicazioni, che progetta con Hannes R. Bossert per la casa editrice indipendente April, dove presenta invece disegni e testi in poesia e in prosa.
Negli anni Settanta attira l’attenzione della scena artistica per i suoi disegni e le sue poesie. Esponente all’epoca della nascente scena bohémien dell’arte contemporanea, i suoi lavori sono inclusi in mostre che hanno segnato lo sviluppo dell’arte svizzera come Mentalität Zeichnung (Kunstmuseum Luzern, 1976), Saus und Braus (Strauhof Zurich, 1980) e Bilder (Kunstmuseum Winterthur, 1981).
Negli anni Ottanta, Bruhin si rivolge principalmente alla pittura en plen air di paesaggi rurali e urbani, al ritratto di amici, conoscenti e alla pittura di interni. Negli anni Novanta la sua pratica artistica si concentra su musica e poesia, componendo palindromi e altre forme di poesia lirica sperimentale, e si dedica estensivamente e intensivamente ad uno degli strumenti più antichi al mondo: lo scacciapensieri (Jew’s harp in inglese, Maultrommel o Brummeisen in tedesco, Trümpi in svizzero-tedesco). Nell’ultimo decennio ritorna all'elemento figurativo, dedicandosi all’elaborazione di mondi digitali attraverso tecniche e materiali sempre diversi e all’editoria fai-da-te: ogni anno Bruhin crea un libro d’artista a tiratura limitata che invia a una ristretta cerchia di amici.

Dopo un apprendistato in tipografia, Anton Bruhin si iscrive alla F+F Schule für Kunst und Design (fondata a Zurigo nel 1971) dove è allievo di Serge Stauffer, celebre insegnante d’arte e studioso di Marcel Duchamp. È qui che entra in contatto con la poesia concreta, con l’esperienza di Fluxus e con la musica sperimentale. Da allora questi generi non hanno smesso di ispirarlo nella produzione di dischi in vinile (ad esempio Vom Goldabfischen, 1970, e rotomotor 1978) di poesia sperimentale (Reihe Hier) e di palindromi (Spiegelgedichte, composti tra il 1991 e il 2002). Sono riconoscibili le influenze di Dieter Roth e André Thomkins, così come di Philippe Schibig e Friedrich Kuhn – una generazione di artisti all’apice della transizione dalla tarda modernità all’“arte contemporanea” che negli ultimi anni sono al centro di un riesame storico-artistico sempre più diffuso. Come Bruhin, questi artisti combinano temi e atteggiamenti legati all’eccedenza e al caos, sul confine sempre mobile tra arte e vita – con un interesse pragmatico per soluzioni grafiche e schemi strutturali semplici. Bruhin predilige l’approccio seriale e ama configurare i propri parametri e la produzione di proprie grammatiche visive, che sonda, estende ed espande per esplorare ogni variazione possibile. Dopo averne testato tutta la gamma, Bruhin costruisce allora un nuovo sistema in cui ricercare ancora una volta tutte le definizioni che si possono costruire all’interno di quei parametri.
 
Bruhin incarna una generazione di artisti svizzeri che a partire dagli anni Sessanta lavora a partire dalla storia dell’arte recente, sovvertendola giocosamente e liberandola dal pathos esistenziale – come ad esempio avviene nei primi lavori di David Weiss o Markus Raetz, con i quali Bruhin ha vissuto nel villaggio degli artisti di Carona (alcuni disegni di quel periodo, ad esempio le serie Quink e Objekte, sono inclusi in questa mostra). Esito di un cambiamento epocale nell’arte svizzera, il lavoro di Bruhin è stato esso stesso uno stimolo per l’arte contemporanea svizzera che alla fine degli anni Sessanta prendeva forma con artisti come Urs Lüthi, Manon e Jean-Frederic Schnyder in stretta connessione con i movimenti di controcultura alternativa e hippie di quel periodo.
 
Il titolo, Le caselle di Anton Bruhin, va inteso come motto della posizione creativa dell’artista e delle varie sfaccettature della sua opera. La mostra copre tutti i periodi della carriera artistica di Bruhin, dando però un’importanza centrale ai suoi disegni in forma analogica e digitale. I suoi pittogrammi e i suoi segni, infatti, possono essere considerati l’elemento di connessione delle sue molteplici strategie artistiche, nelle quali percorre tutte le possibilità all’interno di un campo di gioco volutamente delimitato. Si formano allora collegamenti importanti tra le varie serie dei suoi lavori: l’uso dei pixel come tessere di mosaico nel Mickey Mouse suprematista, così come nella serie Hice for Weiss (dedicata all’artista e amico David Weiss) che presenta molto del vocabolario di forme ricorrente nei suoi disegni. I quadri di edifici abbandonati riflettono l’interesse di Bruhin per le convenzioni architettoniche e la sua concezione che una casa diroccata può diventare il soggetto di un dipinto quanto un mazzo di fiori o una balla di paglia, il volto del pittore o un teschio umano.
 
All’interno della mostra sarà allestita una mediateca – curata da Piattaforma Fantastica in collaborazione con Emanuele Carcano di Alga Marghen – dove verrà presentato il lavoro di Anton Bruhin come musicista, attraverso l’esposizione di una selezionata discografia, affiancata dalle illustrazioni della sua opera 11 Heldengesänge & 3 Gedichte (1977) a sottolineare la forte interazione esistente tra la sua produzione artistica e quella musicale. Per l’occasione Alga Marghen presenterà una raccolta di field recordings di canti di uccelli registrata dallo stesso Bruhin, pubblicata in un inedito quadruplo cofanetto.

Inoltre giovedì 19 novembre la mostra ospiterà un live durante il quale i musicisti Luca Garino, Lettera 22 e Papiro presenteranno tre diversi live-set ispirati dalla ricerca musicale di Bruhin.