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L'imponente Villa Maraini è opera dell'architetto ticinese Otto Maraini (1863-1944), fratello di Emilio Maraini (1853-1916), industriale di Lugano noto per aver introdotto con straordinario successo in Italia la produzione di zucchero ottenuto dalle barbabietole. La Villa, donata nel 1946 dalla vedova di Maraini, Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959) alla Confederazione Svizzera, sorge su una collina artificiale ed è sormontata da una Torre Belvedere dalla quale si gode un panorama a 360 gradi su Roma e dintorni. La costruzione si rifà alla tradizione delle ville romane. Le decorazioni dell’edificio sono costituite da originali e copie di antiche sculture, nonché da frammenti scultorei e altri reperti di scavo.
La grande dépendance, originariamente abitazione dei dipendenti dei fondatori, è stata ristrutturata negli anni 2001-2005 dall’architetto Michael Burckhardt (Broggi+Burckhardt Architetti Associati), mantenendo le facciate originali che affacciano su via Liguria e sul giardino del convento di S. Isidoro.
Gli appartamenti, gli studi e le sale adibite agli eventi pubblici sono distribuiti fra la Villa, la dépendance e il giardino.
Nella Villa si trovano la Biblioteca, le stanze per gli ospiti e per 10 membri residenti e l’appartamento del Direttore, due saloni per eventi, gli uffici della Direzione, del settore Scienze e dell'Amministrazione.
Nella dépendance si trovano gli appartamenti del Responsabile artistico e del Responsabile scientifico, quelli per i membri residenti con famiglia, alcune camere per gli ospiti, gli uffici per il settore Arti e la Sala Elvetica polivalente, sede principale degli eventi artistici.
Gli studi degli artisti sono distribuiti fra la Villa, due padiglioni nel giardino e la dépendance.

Roma alla fine dell'età repubblicana
Questa pianta basata su fonti storiche mostra l’ubicazione e l’estensione approssimative delle Ville di Lucullo e Sallustio sul Pincio, appena oltre
le mura serviane.
Riprodotta da Michael P. Fritz, La villa Maraini a Roma. Un richiamo allo spirito della villeggiatura romana nei primi decenni di Roma capitale, Berna 1998, p.8.

Copia acquerellata di un disegnatore anonimo della prima metà del secolo XV ricavata da una pianta di Roma di Leonardo Besozzo. A sinistra dell’infittimento urbano dell’ansa tiberina si riconosce la collina del Pincio in stato di abbandono, con le rovine di edifici antichi.
© Foglio 28r. dal ms. Varia 102, Biblioteca Reale, Torino. La riproduzione è utilizzata su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


Rilevamento planimetrico su pergamena del 1622 della vigna di Giovanni Antonio Orsini, Duca di Sangemini.
Carlo Maderno disegnò la mappa su incarico del cardinale Ludovisi, che nel 1622 era in procinto di acquistare il fondo alquanto degradato per la cospicua somma di 15000 scudi. Verosimilmente sono da attribuire allo stesso Maderno le primissime proposte di abbellimento introdotte nella planimetria, come per esempio quel «bosco a forma di labirinto» [D], popolato da statue antiche che doveva fungere come scenario artistico all’aperto.
Museo di Roma, Roma.

«Pianta del giardino dell’Eccel.mo Signor Principe Ludovisi a Porta Pinciana», incisione da I giardini di Roma di Giovanni Battista Falda, Roma 1670.
Bibliotheca Hertziana - Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte, Roma.

Carl Ferdinand Sprosse, Veduta panoramica di Roma dal Casino Ludovisi, 1847, estratto da una incisione in più fogli lunghi complessivamente circa di m. 7 e pubblicata da August Emil Braun nel 1851.
Riprodotta da Armando Schiavo, Villa Ludovisi e Palazzo Margherita, Roma 1981, Fig. 48.

Roma al tempo di papa Pio IX.
La mappa catastale pubblicata nel 1866 dalla Direzione Generale del Censo indica chiaramente l'estensione massima della Roma papalina, la cui superficie non superò mai un terzo dell'antica metropoli racchiusa dalle mura aureliane. Grandi ville e proprietà conventuali formavano ancora una sorta di corona fiorita intorno alla Città eterna.
Esemplare conservato nell'Archivio Capitolino, Roma.

Il piano di intervento urbano per il nuovo quartiere Ludovisi, presentato alle autorità cittadine dalla piemontese Sociétà Generale Immobiliare di lavori di utilità pubblica ed agricola nel marzo 1886.
Archivio Capitolino, Roma.


La villa Maraini aristocraticamente distaccata dai caseggiati circostanti, come si presentava nell’estate del 1908.
Analogamente ad un pittore di metastorici scenari architettonici anticheggianti, il fratello del commit-tente, l’architetto Otto Maraini, cercò di conseguire una composizione equilibrata quanto pittoresca, ricca di singoli motivi architettonici, raffinati effetti di superficie e variazioni di zone in luce e in ombra. Per questa, e per numerose altre immagini fotografiche dell'esterno e degli interni della villa, i Maraini incaricarono Alessandro Vasari (1866–1929) per anni fotografo ufficiale della Casa Reale e dell'Accademia di Francia e senza dubbio uno fra i fotografi romani più richiesti dell’epoca per la produzione di fotografie d'arte ed architettura.
Album Maraini, collezione privata, Lugano.

La villa Maraini da nord-est con la zona d'ingresso.
Il motivo della grotta subito dietro il portale d’accesso è un bell’esempio di uno di questi capricci naturalistici elaborati in un ambito urbano ristretto, che mirano a suggerire al visitatore, almeno in termini visivi, la grandiosa idea della villa. In questo senso questa residenza risponde alla duplice matrice tipologica di dimora urbana e di villa, modellata sugli esempi delle «palazzine di città» francesi o tedesche dell’Ottocento.
Fotografia: Alessandro Vasari, 1908/1910, Album Maraini, collezione privata, Lugano.

